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22 GIORNALISTI SCRIVONO A GUARASCIO. LE 10 DOMANDE AL PRESIDENTE DEL COSENZA

Caro presidente Guarascio,

il prossimo 28 luglio spegnerà 10 candeline sulla torta rossoblù. Un traguardo prestigioso, se si considerano le tormentate presidenze del Cosenza calcio. La più longeva, la sua. Dieci anni di gestione in quattro categorie, però, meritano dei bilanci. Così come meritano risposte alcuni interrogativi che tanti (componenti della stampa, ma anche tifosi) si pongono da tempo e che, evidentemente, non hanno trovato risposte esaustive. A porgliele saranno i firmatari di questo documento, figlio di un confronto fra colleghi: nessuna malizia né tantomeno voglia di fornirle da noi queste risposte. C’è semmai la volontà di fare chiarezza. Solo quella.

1) Presidente, si è irrigidito spesso quando si è sentito accusato di “scarsa programmazione”. Guardiamo ai numeri sotto la sua gestione: il 66% dei giocatori transitati dalle parti della città dei bruzi negli anni del professionismo è stato solo di passaggio (non di proprietà). Restando all’attualità: l’80% dei calciatori – a fine giugno – farà ritorno alla base (la “rosa” rossoblù è composta per il 41% di prestiti) o terminerà l’accordo con il Cosenza e potrà svincolarsi o trattare con altre squadre. Non pensa che dover ricostruire, quasi sempre, possa influire sui risultati o ritardarne il raggiungimento? Negli ultimi anni i ritiri sono stati effettuati per la maggior parte con ragazzi delle giovanili aggregati e giocatori fuori progetto: molto rischioso, non crede?

2) L’attuale direttore sportivo, Stefano Trinchera, è – anche lui – in scadenza di contratto. Non crede rischioso, alla luce della necessità di doversi rinforzare sul mercato e di provvedere ai rinnovi, tenere un ds senza potere contrattuale (soprattutto in sede di trattativa)? Ha intenzione di rinnovargli il contratto a breve? La frattura di questa estate quanto sta influendo? Siamo al capolinea e alla fine di un ciclo come sta avvenendo per molti giocatori oppure dobbiamo aspettarci la conferma del ds?

3) Presidente, la sua è sempre stata una gestione attenta se guardiamo ai rapporti con i tesserati. Tutto in regola sempre, mai una penalità. E i fatti le hanno anche dato ragione con una Coppa Italia vinta e una promozione in B. Ma da solo non può andare oltre certi confini. Ha un pool di collaboratori che si fanno in quattro (nel vero senso della parola) per supportarla. In questi anni si è parlato di presunte trattative per ingressi in società o addirittura acquisto in toto. Tutto si è risolto in una bolla di sapone, ammesso che ci fossero intenzioni serie. Lei è un ambizioso e vorrebbe chiudere col botto. Ma sa che è difficile specie di questi tempi allargare una base societaria. Finanche i grandi club hanno problemi. Ma si è posto un limite un termine? Fino a quando pensa di andare avanti da solo? E poi intende raddoppiare o nel caso lasciare se le cose non dovessero cambiare?

4) Tornando alla posizione di Trinchera, non crede che mantenere un “gradino” di differenza tra la direzione sportiva e quella tecnica (in scadenza il primo, con un triennale lo staff tecnico) possa essere controproducente? Questo aspetto, peraltro, si è già verificato in passato: stagione 2013-2014 Cappellacci 2 anni e il ds Meluso 1; 2014-2015 Roselli 2 anni e il ds Meluso 1.

5) La “rosa” attuale è frutto della sinergia Trinchera-Occhiuzzi oppure il ds ha agito autonomamente?

6) Non crede che la mancanza di una figura di coordinamento, quale il direttore generale, sia ormai divenuta indispensabile per coltivare i rapporti con la stampa (in quanto figura dirigenziale) e la piazza in maniera costante e chiara?

7) Capitolo settore giovanile. Dopo anni in cui i risultati (non sul campo, ma in termini di prodotti colti dal vivaio rossoblù) non si sono visti, qualcosa inizia a muoversi: Sueva è l’esempio di un settore giovanile che può essere una risorsa. Non crede che questa inversione di rotta sia avvenuta in maniera troppo tardiva, tenendo conto che nei nove anni precedenti nessun “lupacchiotto” aveva fatto il grande salto in prima squadra da protagonista? Perché è emerso, da una tra le province più grandi d’Italia, un giocatore appena? È mancato il feeling con il territorio o cos’altro? Non ritiene insoddisfacente, nel complesso, l’esperienza del vivaio?

8) Restando in tema di calcio giovanile. L’assenza di strutture è una lacuna non indifferente. Come è stato possibile gestire un vivaio che, spesso e volentieri, è stato costretto cambiare quartier generale? C’è un progetto per il futuro? Non crede sia il caso di intervenire per rendere migliore, anche solo esteticamente, la zona di antistadio che dà accesso alla sede? Il biglietto da visita per operatori di mercato e nuovi calciatori non è il top.

9) Crede che gli investimenti della società siano proporzionali (e proporzionati) alle ambizioni della tifoseria e della città?

10) La serie A è un approdo raggiungibile con questo tipo di gestione?

 

Antonio Alizzi (Cosenzachannel)

Roberto Barbarossa (Tuttosport)

Fabio Benincasa (Corriere della Calabria)

Piero Bria (Cosenzachannel)

Antonio Clausi (Cosenzachannel)

Patrizia De Napoli (Radio Cosenza Nord)

Onorio Ferraro (Qui Cosenza-Rlb)

Marco Garofalo (Qui Cosenza-Rlb)

Francesco La Luna (Il Quotidiano del Sud)

Fabio Mandato (Parole di Vita)

Francesco Oliverio (Esperia Tv)

Francesco Mannarino (Calabria Diretta News)

Giuseppe Milicchio (Jonica Radio)

Massimo Mitidieri (Giornale di Sicilia)

Alfredo Nardi (Il Quotidiano del Sud)

Danilo Perri (Gazzetta del Sud)

Ernesto Pescatore (Solo Cosenza)

Franco Rosito (Gazzetta del Sud – presidente circolo stampa “Sessa”)

Vittorio Scarpelli (Gazzetta del Sud)

Franco Segreto (Corriere dello Sport – Ten)

Eliseno Sposato (Solo Cosenza)

Riccardo Tucci (Solo Cosenza)

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