Attualità

MIGRANTI, DOSSIER IMMIGRAZIONE 2018: “IN CALABRIA CASI DI SFRUTTAMENTO CON DERIVE SCHIAVISTICHE”

“In uno degli asset produttivi più significativi della Calabria, l’agricoltura, si gioca una delle distorsioni del fenomeno migratorio”. Lo evidenzia il Dossier immigrazione 2018, curato da “Idos” e presentato oggi a Catanzaro, nella sede della Regione Calabria. “L’effetto congiunto di fattori come – si legge nel report – il peso della grande distribuzione e della criminalità organizzata, l’elevata incidenza del fattore lavoro sui costi aziendali e il carattere prevalentemente stagionale della domanda, le procedure di collocamento e le politiche migratorie di ingresso hanno generato la necessità di una forza lavoro a basso costo che sembra avere trovato nella condizione di vulnerabilità dei migranti l suo grado di soddisfazione”, al punto che in linea generale “i richiedenti asilo e i migranti arrivati a partire dal 2015 hanno una maggiore probabilità di finire nelle reti dello sfruttamento, del caporalato e della violenza”. Su scala regionale, il report rileva che “seppur con diversi gradi di precarietà per quanto riguarda la natura salariale o previdenziale o la natura igienico-sanitaria e di sicurezza, in Calabria lo sfruttamento lavorativo ha assunto carattere strutturale nelle aree a maggiore vocazione agricola (le piane di Gioia Tauro, Sibari e Lamezia Terme), con derive di lavoro para-schiavistico e di tratta come comprovato da numerose inchieste giudiziarie. Nella sola area tra San Ferdinando, Rosarno e Taurianova si stima risiedano, in diversi insediamenti informali più volte finiti tragicamente all’ordine delle cronache internazionali, circa 3.000 lavoratori, tra 2.000 e 3.000 nel solo comune di San Ferdinando nella stagione del raccolto, in buona parte – spiega il dossier – immigrati regolari che si offrono come braccianti stagionali in assenza di alternative di lavoro”. Secondo gli estensori del report, tuttavia, “la nomina da parte del ministero dell’interno di un commissario straordinario per risolvere l’estremo stato di degrado e allarme sociale della tendopoli di San Ferdinando, l’entrata in vigore della legge 199 del 2016 sul caporalato e la condivisione della questione tra le cinque regioni meridionali, che hanno iniziato a collaborare attivamente sul fenomeno migratorio, possono innescare un processo di inversione della problematica generando benefici – conclude il dossier – sul piano dell’integrazione degli immigrati e della strategia di sviluppo agricolo delle arre interessate. La priorità è il superamento delle condizioni di precarietà igienico-sanitarie degli insediamenti”.

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