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‘NDRANGHETA, GRATTERI: “IN LOMBARDIA QUALCUNO LE HA APERTO LA PORTA”

“La ‘ndrangheta è presente, in Lombardia, dagli anni ’60, come in Piemonte e in parte dell’Emilia. E’ entrata perché qualcuno le ha aperto la porta, l’ha accolta”. Lo dichiara il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, in collegamento con Confcommercio Milano in occasione dell’evento, giunto alla sesta edizione, ‘Legalità mi piace’, organizzato da Confcommercio e declinato nel convegno milanese ”Ndrangheta, giù le mani dalle PMI’, durante il quale, il vicepresidente di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza Mario Persico, ha illustrato i dati di una ricerca realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, annunciando che, dall’inizio del prossimo anno, Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, avvierà un’attività di formazione rivolta alle imprese, per fornire strumenti necessari a riconoscere il pericolo mafioso e segnalarlo. Le imprese lombarde confiscate per infiltrazione mafiosa sono 343, pari all’8,7% del totale nazionale, collocando la Lombardia al quinto posto, dopo Sicilia, Campania, Lazio, Calabria. Oltre il 76% (262) delle aziende confiscate si trova a Milano, Monza, Brianza e Lodi. I settori più permeabili sono le costruzioni (22,9%), le attivita’ immobiliari, di noleggio e consulenza (19,8%), il commercio (14,9%), gli alberghi e i ristoranti (13,4%), mentre i beni immobili confiscati sono 2.901, portando la Lombardia al sesto posto, nella graduatoria nazionale, dopo Sicilia, Campania e Calabria. “I prefetti di Milano non volevano vedere la mafia perché nell’ottica della carriera non era sano creare allarmismi”, continua Gratteri e ricorda che “le mafie sono all’interno istituzioni, già dai tempi del regno borbonico, e hanno mutuato dalla politica il sistema dei pizzini e del linguaggio criptico. Da sempre, la picciotteria è usata per le lotte interne e politiche di latifondisti e aristocratici. Nel 1869, la politica del tempo assolda i picciotti per intimorire e vessare candidati ed elettori della lista opposta. Anche in periodo fascista, i mafiosi sono entrati nei vertici del partito fascista”, spiega. “La ‘ndrangheta, in Lombardia, vende cocaina, Milano è la più grande piazza di consumo europea e, con quei soldi, compra tutto ciò che è in vendita. Con questi soldi si droga mercato, salta la libera concorrenza. L’imprenditore mafioso ha problema di giustificare la sua ricchezza”, quindi, “attorno a Milano ha comprato e sta comprando, perché non trova nessuno che rallenti la sua conquista. La gente comune non si accorge della sua esistenza perché non c’è il morto a terra”, sostiene. “Tante volte, la gente non parla non perché è omertosa ma perché non sa con chi parlare, di chi fidarsi. La gente non è omertosa ma siano noi uomini delle istituzioni che, spesso, non siamo credibili, perché, nel fare, non siamo coerenti con quello che diciamo”, aggiunge Gratteri. Infatti, secondo i dati di Confcommercio Milano, le denunce per il reato di riciclaggio, nei primi 9 mesi del 2018, sono solo 62, invece le segnalazioni di operazioni sospette raccolte dall’Unità Informazioni Finanziarie di Banca d’Italia, nel 2017, sono state 86.700, mentre le denunce di estorsione toccano quota 750. Proprio l’estorsione, secondo Persico, è un reato spia molto importante perché segnala quali porzioni del territorio sono in possesso delle mafie ma anche quanta capacita’ di reagire abbiano gli imprenditori. Poche denunce per l’usura: solo 6, nel 2018, nell’area milanese. Bisogna evitare “l’isolamento: le persone sono sole e non vedono un modo diverso di affrontare il problema. Ascoltarli, chiedergli ‘quanto soldi ti hanno dato? Quanto gli hai dato finora?’, apre un mondo”, racconta il direttore della Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti. “La ‘ndrangheta è la mafia numero 1 al mondo e produce l’ultima regione d’Europa: io lo chiamo fallimento. Dobbiamo svelare la grande bugia della ‘ndrangheta”, dove “il 90% delle risorse è nelle mani del 5/6% degli affiliati che investono i soldi fuori dalla Calabria, mantenendo la loro terra nella precarietà, perché la precarietà è strumento di governo. La ‘ndrangheta è una mafia furba, ha imparato dagli errori di Cosa Nostra: lo Stato non bisogna sfidarlo ma infiltrarlo e si fanno affari in silenzio”, conclude il presidente del gruppo cooperativo GOEL Vincenzo Linarello.

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