Cultura & Spettacolo

FELLINI 100 ANNI: IL SUCCESSO, GLI ATTORI, LE DONNE

Federico Fellini e il successo, le donne, i film e poi la sua amata Giulietta, suo porto e approdo. Pillole a tema per ricordare il maestro del cinema che ha sempre confuso sogno e realtà, in occasione dei cento anni dalla sua nascita (20 gennaio). Il successo Fellini lo ha ottenuto essendo solo se stesso e attingendo esclusivamente alla sua vita, senza indicare strade, giudicare, voler essere un maestro di pensiero. “Non faccio film – diceva – per dibattere tesi o sostenere teorie. Faccio film alla stessa maniera in cui vivo un sogno che è affascinante finché rimane misterioso e allusivo, ma che rischia di diventare insipido quando viene spiegato”. Chi avrebbe mai scommesso che questo ragazzo di provincia che avrebbe poi conquistato quattro Oscar? E tutto questo raccontando solo se stesso. “Sono autobiografico anche quando parlo di una sogliola” aveva detto con un certo orgoglio e molta onestà il regista di Rimini parlando della sua creatività. Ma nell’immaginario collettivo il suo premio più grande è stato l’Oscar alla carriera ricevuto nel ‘93 dalle mani di Sofia Loren e di un Marcello Mastroianni visibilmente commosso. E questo al teatro Dorothy Pavillon di Los Angeles dove tra il pubblico c’era una piangente Giulietta Masina. “Per favore, sedetevi, restate a vostro agio – aveva detto allora Fellini -. Che posso dire? Beh, non me lo aspettavo davvero… Vorrei naturalmente, prima di tutto, ringraziare tutte le persone che hanno lavorato con me. Non posso nominare tutti, quindi lasciate che faccia un solo nome, quello di un’attrice che è anche mia moglie. Grazie, carissima Giulietta, e per favore, smettila di piangere!”. Sogno, fumetto, circo e fantasia, ovvero l’idea che nel mondo c’è sempre un po’ di magia, anche se si fosse all’inferno. Gran parte dei film di Fellini seguono questa surreale grammatica con l’aggiunta ovviamente del vento come colonna sonora. E questo da Lo Sceicco Bianco, esordio del 1952, fino a Ginger e Fred del 1985, terz’ultimo lavoro nel segno della nostalgia. In mezzo, in ordine di tempo, troviamo I Vitelloni con protagonisti cinque perditempo in una città di provincia tanto simile a Rimini; La strada, premio Oscar come miglior film in lingua straniera con la storia di due artisti di strada (Anthony Quinn e Giulietta Masina) e , nel 1957 Le notti di Cabiria, altro premio Oscar per il film straniero, protagonista ancora la Masina (Palma d’oro a Cannes) che sceglie la prostituzione come rimedio alla povertà. È ancora Palmares nel 1960 con La dolce vita (Oscar per i costumi e Palma d’oro a Cannes) uno dei film più conosciuti al mondo anche solo per la scena della Ekberg che fa il bagno nella fontana di Trevi. , forse il suo film più maturo e intimo, si porta a casa due premi Oscar, miglior film straniero e per i costumi. Di scena la storia di un regista in crisi (Mastroianni). Anche in GIULIETTA DEGLI SPIRITI del 1965 tracce di autobiografia. Qui troviamo una donna tradita dal marito (Masina) a cui viene in soccorso la vicina (Sandra Milo). Con Roma Fellini torna poi al passato, quello di un giovane di provincia che arriva alla stazione Termini nel 1939 e con Amarcord, infine, va ancora più dentro alla sua memoria: quella dell’infanzia in famiglia. LE DONNE – Fellini, come è noto, amava le donne abbondanti, quelle che negli anni Sessanta si chiamavano ‘maggiorate’, e così non a caso ha riempito i suoi film di attrici extralarge. È il caso di Anita Ekberg in LA DOLCE VITA, quello di Magali Noel (la mitica Gradisca di Amarcord) e, su tutte, della generosa tabaccaia Titta (Maria Antonietta Beluzzi) sempre dello stesso film del 1973. Traditore seriale come era, Fellini aveva un’idea della donna del tutto particolare che si lega alla meraviglia. La stessa che ha rappresentato in Amarcord nella scena in cui una folla, a bordo di piccole imbarcazioni, attende il passaggio nell’Adriatico del transatlantico Rex. Ma una vera sintesi dell’immaginario di Federico Fellini e del suo rapporto con le donne sta tutta nel suo. Qui Guido Anselmi, suo alter ego interpretato da Mastroianni, immagina un’inconfessata fantasia erotica comune a tutti gli uomini: un harem in cui tutte le donne convivono felicemente. Forse il film più bello Federico Fellini non lo ha mai scritto, quello dedicato al suo infinito amore per Giulietta Masina. Sposati il 31 ottobre del 1943, i due restarono insieme tutta la vita. E questo contro tutto e tutti. Tra le cose più dolorose subite dalla Masina, le rivelazione dell’attrice Sandra Milo che dichiarò di avere avuto una relazione durata diciassette anni con Fellini. E anche che il regista sarebbe stato pronto a lasciare la moglie. Eppure la minuta e dolce Giulietta, la donna più lontana dall’idea estetica di Fellini, superò tutto e restò il grande amore del regista come dimostra questo commovente episodio. Ovvero il messaggio che Federico scrisse alla moglie nel 1992 prima di entrare in sala operatoria per un ictus: “Ancora un bacetto prima di addormentarmi. È un grande conforto sapere che quando mi risveglierò ti vedrò vicina a me come sempre, mia adorata Giulietta. Lo so, le parole sono un po’ goffe, convenzionali, ma tu sai di essere veramente la mia vita. A tra poco amore mio, con profonda tenerezza e gratitudine”. “Io avevo bisogno di un italiano, di un amico che accettasse con umiltà di essere come un’ombra rispettosa, che non venisse fuori in modo eccessivo. Così ho preso Mastroianni, lo conoscevo già, ed è stato bravissimo: così allusivo, discreto, simpatico, antipatico, tenero, prepotente. C’è e non c’è. Perfetto”. Così Federico Fellini sulla scelta dell’attore protagonista di 8½ e de La dolce vita, ovvero quel Marcello Mastroianni che è stato il suo attore feticcio, il suo alter ego. Conservatore con Mastroianni, come con la sua adorata Giulietta Masina, Fellini fu rivoluzionario quando scelse, ad esempio, Paolo Villaggio e Roberto Benigni per LA VOCE DELLA LUNA, suo ultimo film del 1990.

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