Buone Feste Esperia
Cultura & Spettacolo

“IL SERMONE DI GIOACCHINO DA FIORE PER IL MERCOLEDÌ DELLE CENERI”*

L’Abate di Fiore – teologo della Trinità e della storia, esegeta biblico e fondatore dell’ordine Florense – è innanzitutto un monaco dedito allo studio delle Scritture. La pubblicazione dei “Sermoni di Gioacchino da Fiore” da parte del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti presso la Casa Editrice Viella di Roma, a cura di V. De Fraja, ci rivela l’immagine dell’abate che cura la predicazione alla propria comunità monastica. Nelle lectiones ai suoi monaci, Gioacchino fonde le grandi tematiche teologiche con i valori ai quali devono ispirarsi vertici ecclesiastici e persone semplici. Nella “Virtutum Synopsis, la “Raccolta delle Virtù” dell’Abate, l’arcivescovo di Cosenza Luca così descrive le doti oratorie di Gioacchino e la sua capacità di interpretare e di spiegare la parola di Dio: “Solamente Gioacchino, dal momento che non aveva eguali in questo campo, per incarico dell’abate Geraldo tenne frequenti sermoni in capitolo, sia nelle feste che nei giorni feriali. Anche allora, guardando il suo volto, avevamo l’impressione che fosse un angelo a presiedere la nostra assemblea. Iniziava il discorso con tono pacato; gradualmente, andando avanti, imprimeva nelle menti degli uditori la parola di Dio con voce più forte e con viva partecipazione, non come un uomo ma veramente come un angelo. Non ho mai sentito alcuno lamentarsi che egli protraesse troppo il discorso del Signore, poiché nessuno di noi poteva saziarsi delle delizie della sua orazione… Lo assistevo anche nella celebrazione della messa, ammirandolo in tutte le sue consuetudini. Infatti, celebrando, alzava più degli altri sacerdoti la mano per benedire l’ostia ed eseguiva in un cerimoniale più solenne i segni e le prescrizioni rituali. Nell’ora precisa del sacrificio eucaristico mostrava un volto acceso e veramente angelico”.
Nel SERMONE PER IL GIORNO DELLE CENERI, Gioacchino richiama alla penitenza, all’umiltà e alle opere di misericordia. Il tempo di settuagesima è interpretato quale simbolo di tutto il corso della storia, dal susseguirsi delle età del mondo nel piano della salvezza divina. Nell’età del passaggio dal tempo della legge al tempo della grazia, occorre una conversione sincera dell’animo, una fede sorretta dalle opere e non dalla paura delle pene. “Chi per timore della pena – predica Gioacchino – digiuna dai vizi del corpo e serba la malizia nel suo cuore non è ancora discepolo di Cristo. Pregate per i vostri persecutori e calunniatori e fate del bene a quelli che vi hanno fatto del male, non contraccambiando la maldicenza con la maldicenza, ma al contrario parlatene sempre in bene. Ecco, sono questi, fratelli miei, i veri frutti della penitenza”.
*Riccardo Succurro
Presidente Centro Internazionale Studi Giochimiti

Related posts

COSENZA, IL VALZER DEL “GATTOPARDO” RIVIVE AL MUSEO MULTIMEDIALE

Redazione.

CATANZARO, “BUILDING BODY” DI DAVIDE BALLIANO IN MOSTRA AL MARCA

Redazione.

ANTONELLA CUCCINIELLO È LA NUOVA DIRETTRICE DEL POLO MUSEALE DELLA CALABRIA

Redazione.