Politica

REGIONALI, MORRA: NON HO VOTATO CINQUESTELLE

Al giornalista che gli chiede per chi ha votato alle Regionali in Calabria, Nicola Morra risponde diretto “È semplice. Per nessuno”. E’ una delle risposte rilasciate in un’intervista al Corriere della Sera dal presidente della Commissione che motiva il suo non-voto con una motivazione: “non potevo votare una lista con anche una semplice ambiguità. E per questo mi è stato impedito, di fatto, di votarla”. Ambiguità che avrebbero dovuto controllare “coloro che hanno assunto il ruolo di responsabili regionali per la formazione delle liste” e invece non l’hanno fatto, con Morra che chiarisce ancora, “tutte le volte che mi è stato chiesto di fare dei controlli, io li ho fatti. Mettiamola così: stavolta nessuno mi ha chiesto di controllare. I controlli, in terre come la Calabria, comportano tempi lunghi…». Il rappresentante pentastellato calabrese nell’intervista fa anche una disamina del risultato complessivo dell’appuntamento elettorale nella sua regione ed in Emilia Romagna. “Se ci si vuole presentare a tutti i costi e ci si fa trascinare dall’entusiasmo senza mettere in campo i classici filtri che ci contraddistinguevano dalle altre forze politiche, allora non ci si deve stupire se arrivano risultati del genere”. Il Morra-pensiero continua con uno sguardo al futuro. “Dobbiamo iniziare a imparare dai nostri errori e ricordarci qual era la nostra natura», che per Morra è “tornare a praticare la condivisione delle scelte e delle responsabilità, mentre negli ultimi tempi c’è stato un fortissimo accentramento che ha impedito la collegialità”. Ma Morra né ha per tutti, a partire da Di Maio, che ha “difettato di capacità argomentativa”, “succede spesso quando si finisce di studiare”, conclude Morra, che aggiunge: “Il nostro popolo non si è sentito coinvolto anche perché non è stato coinvolto nelle decisioni che abbiamo preso. Se non a cose fatte. Anche questa storia del capo politico… Era stata l’attuale legge elettorale a obbligarci a indicare un capo politico” ma una volta terminati gli obblighi di legge, secondo Morra “avremmo dovuto tornare immediatamente alla nostra storica architettura plurale, alla nostra classica biodiversità”.

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