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RESISTENZA, PUBBLICATA UNA LETTERA INEDITA DEL COMANDANTE DIAVOLO

“Io non ho ucciso don Pessina! Si perseguano i colpevoli: si renderà così giustizia alla memoria del morto e all’innocenza dei vivi. Io non ho ucciso don Pessina. Signor Maresciallo, resto a sua disposizione”. Parole scritte nel 1954 da Germano Nicolini, il ‘comandante Diavolo’ morto il 24 ottobre scorso a 100 anni. Le lettera, indirizzata al maresciallo di Correggio dopo la sentenza della Cassazione che rendeva definitiva la condanna per l’omicidio, è pubblicata dal Resto del Carlino. Nicolini, comandante della brigata Fratelli Manfredi e dopo la guerra sindaco di Correggio, comune che aveva liberato, venne arrestato nel 1947 per l’omicidio del sacerdote e condannato a 22 anni. Uscì dal carcere per un indulto dopo dieci anni e solo nel 1994 emerse che il vero assassino era William Gatti, che confessò dopo la lettera ‘Chi sa parli’ del comandante partigiano ex deputato Otello Montanari sul ‘triangolo della morte’. Così ‘il Diavolo’ e altri due partigiani furono scagionati. Nella lettera inedita Nicolini scriveva di restare a disposizione in attesa del mandato di cattura, nonostante la possibilità di fuggire all’estero. “Potrei chiedere di trovare asilo nei Paesi del socialismo dove indubbiamente la vita tornerebbe a sorridermi”. E ancora: “Una fuga all’estero oltre a precludermi ogni possibilità concreta di azione per la revisione del processo, verrebbe in un certo qual senso a suffragare la tesi di coloro che, a tutti i costi, per ragioni facili ad intuirsi, mi vorrebbero colpevole: sono innocente e perciò rimango”.

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