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TANSI LASCIA LA PROTEZIONE CIVILE, “DECISIONE SOFFERTA MA NECESSARIA”

“Ritengo doveroso informare che nei giorni scorsi ho ufficialmente ritirato la mia domanda di partecipazione alla selezione per dirigente della Protezione Civile della Regione Calabria. Si tratta di un atto amministrativo assolutamente irreversibile, che non consente alcuna possibilità di ripensamento. E’ stata una decisione sofferta ma, per me, necessaria”. È quanto scrive sul suo profilo Facebook Carlo Tansi, fino a ieri responsabile della Protezione Civile calabrese. “Dopo avere “scontato” i 45 giorni di ingiusta sospensione studiata a tavolino e decretata dalla burocrazia regionale ad un giorno dalla scadenza del mio naturale incarico triennale alla guida della protezione civile regionale ed aver riassaporato la serenità della mia famiglia, e i ritmi tranquilli e l’ambiente lavorativamente stimolante del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica dove presto servizio in qualità di ricercatore dal lontano 1989, ho immaginato il mio eventuale rientro in regione, alla guida della protezione civile, come un incubo. Ho immaginato un ritorno ad una fossa di leoni più inferociti che mai, ad un ambiente malsano e nauseabondo che potrebbe minare la mia salute mentale e fisica, oltre che la serenità della mia famiglia”. Ed ancora prosegue “ho sottratto interessi illegittimi per decine di milioni di euro all’anno. Ho presentato svariate denunce a varie procure, alcune delle quali hanno contribuito ad arrestare ex dipendenti della protezione civile regionale ed alcuni imprenditori e molte delle quali avranno effetti che vedremo nei prossimi mesi. Per aver fatto semplicemente il mio dovere sono stato minacciato di morte da uno dei circa 30 autisti ai quali ho sottratto circa 6000 euro di straordinari al mese, che attualmente è sotto processo penale – continua Tansi – presso il tribunale di Catanzaro essendo stato denunciato e individuato dalle forze dell’ordine. Ho subito attentati intimidatori, incendiari e tante altre minacce”. “Alla luce di queste mie meditate considerazioni maturate durante il periodo della mia sospensione mi sono chiesto: ma chi me la fa fare? Abbiamo raggiunto tanti importanti risultati che hanno portato la protezione civile della Regione Calabria da una posizione di cenerentola di Italia a diventare tra le più competitive e tecnologicamente avanzate della penisola. La nostra protezione civile è stata presa come esempio da altre regioni come ha più volte sottolineato il capo del dipartimento nazionale della Protezione civile, Angelo Borrelli. Persino l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha apprezzato il lavoro svolto. E di questo e di tanto altro ringrazio il Presidente Oliverio che ha creduto nelle mie possibilità e mi ha voluto alla guida della protezione civile regionale. Anche se ho fatto meno del 40% di quello che avrei dovuto fare. C’era ancora tanto da fare. Allo stato attuale un forte terremoto o una alluvione importante in Calabria farebbe una vera strage di innocenti, una carneficina: in una tra le regioni al mondo più esposte alle calamità naturali, sono centinaia di migliaia le persone che rischiano la vita in caso di un forte grande evento calamitoso. Peccato perché ci sarebbero stati tutti i presupposti per non fare scongiuri nel parlare di queste cose, come si fa in altre parti del mondo più industrializzato. Io stavo lavorando incessantemente su questo dal primo giorno del mio insediamento anche e soprattutto sforzandomi con tutto me stesso per cambiare la cultura dei Calabresi. Ma gli “stregoni del cerchio nero” – quelli che impediscono il decollo della nostra splendida, ricchissima ma inespressa Terra – hanno impedito anche di portare a termine il mio progetto”. Un Tansi diretto che conclude la sua lettera con una certezza “farò in tutti i modi una pessima pubblicità, cercando in tutti i modi il supporto di tutti i calabresi perbene al pessimo politico che ha voluto e pianificato, con la complicità degli ‘stregoni del cerchio nero, la mia ingiusta esclusione dalla guida di un sistema di protezione civile che doveva garantire la sicurezza di 2 milioni di calabresi che rischiano ogni giorno la vita in una delle regioni al mondo più esposte dalle calamità naturali, una vera e propria polveriera”.

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